lunedì, luglio 31, 2006

Edipo

"Io non fumo perché mia madre non vuole"
E da quando ci si comporta come dicono le madri?
"Beh, mia madre è un tipo speciale".

Andrea Pinketts
Il senso della frase

lunedì, luglio 17, 2006

Previsioni

Prima del rigore di Trezeguet a Berlino qualcuno ha detto: "E facciamola tremare questa traversa!".

Adesso, questo qualcuno riprende la sfera magica e grida la nuova certezza: "Gianna Nannini con Io vince il Festival Bar 2006".

Staremo a vedere se 1+1 fa 2

sabato, luglio 15, 2006

Iniziativa "Il primo post-racconto"

Vorrei cogliere l'occasione che nasce dall'avere un blog e dall'avere una passione per la letteratura e per le tecnologie in senso ampio, la Rete. Per questo motivo mi piacerebbe lanciare qui un'iniziativa: scrivere un racconto a più mani..un blogger racconto..Un racconto che sommi la creatività di più persone ma non per questo che sia confuso..Un racconto fatto di post, quindi.

Un post-racconto. E qui, il doppio senso ci sta tutto. Perché sarebbe composto da una serie di messaggi inseriti dai blogger (post) e perché guarderebbe al futuro come esperimento e genere letterario (post).

Fatta questa premessa, partiamo con l'avventura..

La trama che propongo è quella di tre vecchiette trafitte dall'afa in un paesino immaginario di 500 anime..il sindaco, dopo aver ottenuto il secondo mandato, è in vacanza ad Ibiza e non sembra granché preoccupato dell'emergenza, anche se la Radio locale annuncia che la temperatura ha sfondato i 45 gradi..A questo punto, le vecchiette, decidono di prendere il bastone in mano e di combinare qualcosa di rivoluzionario.....

Tra neorealismo italiano e salsa grottesca credo che potremmo dare più di un senso a questa storia.. avanti!!

giovedì, luglio 13, 2006

Clapsoa


Dopo aver fatto colazione al "Cafè A Brasileira" di rua Garrett nel cuore del Chiado di Lisbona, dove era solito recarsi Fernando Pessoa a rifelttere sulla vita e a corteggiare il pubblico femminile passante, con una manica di scalmanati (dalla Sicilia a Roma, da Milano a Madrid) siamo andati sull'Elevator, una torre (con tanto di ascensore) che sovrasta la capitale portoghese. Dedico questa foto all'ivi poeta.

lunedì, luglio 03, 2006

Un claps sopra Berlino


Un mesetto fa, tanto per presagire questi mondiali..

Forza azzurri, sempre..

venerdì, giugno 23, 2006

Quel fiume che divide la nuova Internet


Si chiama Progetto 02. Capannoni grandi quanto due campi da football. Basati a The Dalles, sulle rive del Columbia, il fiume che separa lo Stato di Washington dall’Oregon. E' lì che Google si appresta a ridisegnare il futuro della Rete. Ad immaginarla sembrerebbe la stanza di uno scienziato pazzo a cui è stata applicata l’einsteniana Emc2. Decine di migliaia di processori e dischi sparsi tra cavi per l’iperbanda per modellare, bit dopo bit, la costellazione della Tripla W.

Doveva rimanere un mistero ma qualcosa nei servizi segreti di Mountain View è andato storto. La notizia sul nuovo mostro elettronico ha viaggiato rapidissima negli specchi delle fibre ottiche fino ad arrivare alle tipografie del New York Times. Così, che nella futura guerra cibernetica i ragazzi cattivi di Google stanno forgiando il proprio Mazinga, adesso lo sanno tutti.

Non è stato difficile, a dir la verità, intuire che qualcosa di grosso stava bollendo in pentola. Dato che nella zona dove sorgerà a fine anno il nuovo centro il mercato dell’edilizia è esploso registrando in pochi mesi un balzo del 40%. E dato ancora che sono già stati contattati centinaia di cittadini per un nuovo posto di lavoro, nella comunità di The Dalles, 12mila abitanti in tutto.

La leggenda narra che sono state le chiacchiere da cortile delle mogli dei futuri impiegati a far trapelare il segreto. Che ha scatenato la caccia alle news dei concorrenti. E si è scoperto quindi che anche Microsoft e Yahoo! stanno infatti lavorando a due grandi data center dalle stesse parti. Esattamente a meno di 200 chilometri di distanza dal sito di Google, ma dall’altra sponda dal fiume, nello Stato di Washington, rispettivamente a Wenatchee e Quincy.

Sui costi di realizzazione dei maga impianti su cui i più grandi content provider del web irradieranno la banda della prossima generazione le casalinghe, tra una partita di bridge e una tazza di tè, non si sono ancora pronunciate. Ma noi, che viviamo a 10mila chilometri di distanza le osserviamo silenziosi. Nell’attesa che il satellite di Msn, le mappe di Google e lo zoom di Yahoo ci regalino qualche altra chicca sul mistero del fiume Columbia e sul perché sia stato scelto come confine naturale di una lotta che volge allo spazio.

giovedì, giugno 01, 2006

Maradona e' il peggior showman d'Argentina

Dalle stelle alle stalle. Dopo i successi sportivi la vita di Diego Armando Maradona sembra un libro arrugginito, si trascina a fatica tra polemiche e insuccessi. Eccone l'ultimo, per la cronaca, tratto da un Adnkronos del 29 maggio:

"Un genio, un talento innato con la palla al piede. Un disastro invece come showman televisivo. E' il destino di Diego Armando Maradona, numero 10 del Napoli dei tempi migliori e dell'Argentina campione del mondo. El Pibe de Oro è stato eletto "peggior presentatore televisivo dell'anno" in Argentina. In un sondaggio online sul sito "periodismo.com" oltre 15.000 persone hanno bocciato il fantasista di Buenos Aires. Non lo ha aiutato, a dir la verità, neanche il format dello show, bocciato come il peggiore della televisione argentina"

lunedì, maggio 29, 2006

I primi blogger sans frontieres della storia

Apple ha perso una causa con due blogger. Secondo il Tribunale di Santa Clara (California) i blogger hanno diritto a non rivelare la fonte delle loro informazioni (segreto professionale), esattamente come per (e solo) i giornalisti iscritti all'Ordine in Italia..

Chi è interessato ad approfondire l'argomento della nascita dei primi blogger sans frontieres della storia del giornalismo può leggere questo articolo che ho pubblicato su ITnews.

Attori porno

Oggi, mentre passeggiavo in un parco dietro casa con in mano l'ultimo libro di Federico Rampini, Cindia (del mio prossimo viaggio in India credo di averne scritto in qualche vecchio post) mi è venuto in mente un dubbio:

Ma gli attori porno che si diranno mai sul set? Insomma, nei tempi morti per intenderci. Parleranno del più o del meno? Dei loro prossimi film? Di come vanno le cose a casa?

Siamo pronti per sfidare Bush? Claps sta già facendo le prove tecniche

sabato, maggio 20, 2006

Il sogno di un'Internet gratuita

Nel momento in cui Yahoo! e Microsoft ridisegnano le proprie strategie di raccolta pubblicitaria online cercando di rincorrere il modello Google, sarebbe forse opportuno riaprire anche il dibatitto ormai sopito sulla gratuità della Rete. Se è indiscutibile la pubblicità inserita nel momento della fruizione del mezzo, questa visione, estesa all'accesso, potrebbe realizzare il mito di una Internet gratuita, realmente aperta come è accaduto sin dagli albori per altri mezzi di comunicazione di massa di forte impatto come radio e tv.

I webnauti crescono a vista d'occhio. Secondo le più recenti rilevazioni elaborate da ComStore Network il net-popolo ha raggiunto quota 700 milioni in tutto il mondo e dovrebbe superare la soglia fisiologica del miliardo entro i prossimi tre anni. Numeri che indicano che siamo ancora in piena euforia da WWW e che la colonizzazione del tempo lavorativo e libero di Internet è in atto. Il tutto però, considerando che navigare costa. In media un webnauta che passa più di 30 ore al mese in Europa spende 25 euro, 300 l'anno.

Un paletto economico che, a fronte della ricompensa agli isp del proprio lavoro sull'infrastruttura, costituisce un deterrente per la diffusione del mezzo in Paesi meno avanzati e comunque ne rallenta le penetrazione.

Ma è possibile ipotizzare una Internet gratuita? Navigare ovunque a costo zero accendendo il proprio pc come se fosse un televisore? Nella continua corsa al ribasso delle tariffe e al potenziamento della banda larga, gli Isp non hanno probabilmente pensato ancora a quella che potrebbe essere una rivoluzione: la pubblicità all'accesso così come durante la fruizione. L'idea sarebbe quindi quella di inserire un breve spot (3-4 secondi) nel momento successivo alla conferma di avvenuta connessione, spot che potrebbe ricomparire ogni tanto dopo un tot di ore. Sarebbe così catastrofico? Quanti preferirebbero continuare a pagare un costo di connessione alle condizioni attuali? La maggior parte probabilmente sarebbe disposta ad accettare questo scambio. I fatturati degli isp non perderebbero colpi, rimpolpati dagli inserzionisti pubblicitari. Questi trarrebbero certamente vantaggio da un livello di attenzione e di esposizione al messaggio dell'audience certamente più alto e qualificato rispetto al classico banner. Il tempo trascorso online così come il numero degli internettari crescerebbe con una naturale spontaneità, in tempi necessariamente più stretti. Last but not least, la pubblicità all'accesso sarebbe anche un'arma per combattere il digital divide.

Pensar (e magari anche tentar) non nuoce.

sabato, maggio 06, 2006

Il digital "marketing" divide

Un pc da 100 dollari a manovella. Oppure un computer dalle buone prestazioni a 400. Oppure un ibrido tra pc e telefonino ad un prezzo non ancora precisato. Gli oltre due miliardi di individui che vivono in condizioni di povertà si staranno forse chiedendo quale prodotto scegliere per colmare il divario tecnologico con gli opulenti colleghi dell’altro emisfero? Probabilmente è un problema che dalle parti di chi è nato nella metà sfortunata del pianeta non sussiste nemmeno a causa della mancanza di percezione degli eventuali benefici sociali che ne deriverebbeo. A porselo sono giustamente quelli dell’altra parte, quella ricca, che però sembrano lontani dal trovare una soluzione. Il catalogo conta almeno quattro proposte.

Al minilaptop che gira con Linux, cavallo di battaglia del Mit di Nicolas Negroponte, si affiancano il Pic della Amd e il nuovissimo – presentato due giorni fa nel corso del Wcti (World congress on information technology) – Eduwise di Intel. Quest’ultimo in particolare, a fronte di una tecnologia avanzata da poco sorpassata nei paesi occidentali, costa 400 dollari. Mentre la fondazione filantropica di Bill Gates e di sua moglie Melinda sta investendo nella produzione di un telefonino low cost con integrate alcune funzionalità di un comune personal computer (documenti, internet e fogli elettronici).

Almeno un paio i dubbi: come colmare il gap con un pc a basse prestazioni? Oppure come può un individuo che vive con meno di un dollaro al giorno spenderne 3 o 400 per un pc?

La sensazione è che, tra un apparente litigare generale, i grandi nomi stiano cercando di occupare ciascuno la propria fetta di mercato con l’obiettivo di fare profitti anche laddove occorrerebbe rimboccarsi le maniche e concorrere per scopi umanitari. Il Mit e Microsoft puntano sulla fascia più povera con un approccio al problema del tutto differente. Per Negroponte è indispensabile portare nel Terzo Mondo un pc, anche se questo funzioni girando una leva. Per Bill Gates invece sarebbe un errore offrire una macchina incompleta e, per tagliare la testa al toro, la cosa giusta sarebbe invece quella di abituare alla mobilità i cittadini più poveri offrendo uno speciale dispositivo che permetta anche di effettuare telefonate. Amd e Intel si rivolgono invece ad un target più alto, gli insegnanti che lavorano nei Paesi in via di sviluppo.

Eticamente, il digital divide andrebbe risolto con strategie umanitarie. Della questione si sarebbero dovute occupare le organizzazioni internazionali. Invece, le strategie attuate tirano in ballo i principi basilari del marketing. Il problema è passato nelle mani di interessi privati e aziende che, in fede al proprio statuto, cercano di alzare la leva dei profitti anche in un terreno asciutto. Il vero problema è quindi il modo sbagliato con cui si sta cercando di risolvere il problema. Con il dubbio e il timore che la favola di Robin Hood non venga letta nelle scuole della Silicon Valley.

venerdì, aprile 28, 2006

Manifesto short d'avanguardia hi-tech

Con la banda larga cresce il tempo libero nel web. Più tempo trascorriamo online maggiore è il peso specifico dello streaming. In calo le quotazioni del download. Downolad e mentalità push sono legati da una relazione inversamente proporzionale. Così crescono le idee nell’arena del “Net Brain”. A suon di deduzioni e di bit quest’operazione algebrica potrebbe continuare. E in piena ottica websocial, potrebbe stimolare una serie di commenti creando una sorta di molecola di Dna dove ogni suggestione si regge sull’altra, dando forma ad una poesia elettronica. Potremmo, noi internettari dell’ultima ora provare a compiere questo ghirigoro dell’ipertesto, questo gioco on the road a metà tra cibernetica e semantica fondando - perché no - una nuova dottrina.
Facciamo parte dell’era del Web 2.0 – dicono – quella in cui un popolo di autodidatti del mouse ha preso coscienza del mezzo e ha lanciato l’assalto alla Bastiglia telematica. Perché allora non provarci?
I poeti del nuovo millennio attendono forse un nuovo manifesto d’avanguardia hi-tech? Ce lo chiediamo mentre ci chiniamo dinanzi all’adorabile Mrs Arpanet che, non c’è dubbio, è più bella da vecchia, quando con un po’ di cipria e qualche reload, è diventata oggi la signora Internet.
Good night and good luck.

venerdì, aprile 14, 2006

Appello contro l'involuzione dei blog

Molti blog si stanno trasformando in portali tematici. Oppure, nella maggior parte dei casi, nuovi siti di informazione verticale e di nicchia utilizzano la parola blog nell'url ma hanno poco a che spartire con lo spirito originario dei diari elettronici. Raccogliamo le forze per fare in modo che non ci sia confusione in futuro e che la parola blog stia per "diario personale" e i vortal si chiamino, a proprio piacimento, in modi diversi evitando che si crei distorsione in un ambiente puro e selvaggio come quello dei diari degli internauti.
Il concetto è meglio spiegato in questo articolo che ho scritto su www.itnews.it


Li chiamano indifferentemente blog o diari elettronici. Ma si sbagliano. La spinta che ha portato qualche anno fa alla nascita delle pagine personali online è stata l'esigenza di dire la propria in un contensto, quello del web, dove la propria opinione può contare di più rispetto al resto del circuito mediatico.

In poco più di cinque anni i blog hanno fatto tanta strada. Dagli Stati Uniti al Vecchio Continente si sprecano le ricerche che danno numeri diversi sull'enorme diffusione del fenomeno. Ciò su cui convergono questi dati è però il roboante tasso di crescita. Basta infatti fare una capatina sul motore di ricerca pensato ad hoc per i web logs, Technorati, per avere un po' il polso della rivoluzione dal basso che sta avvenendo.

I blog sono nati con lo spirito puro, selvatico, spontaneo di qualche internettaro più smanettone di altri. E' possibile crearli utilizzando piattaforme semplici (come Blogger o Splinder) ma è anche possibile personalizzarli e aggiungere un tocco di professionalità al proprio diario online. E' sufficiente conoscere qualche tag html, un paio di concetti sulla programmazione e saper utilizzare programmi come ad esempio Typepad e Wordpress.

Le cose, però, rispetto a qualche anno fa, rispetto a quando i primi fiorellini hanno cominciato a spuntare nella primavera del web, sono decisamente cambiate. Abbiamo assistito ad un'evoluzione tecnologica da un lato (vedere la diffusione dei video blog grazie anche alla frizzante esplosione della mania del podcasting) e, dall'altro, ad un'evoluzione economica.

C'è chi in sostanza ha pensato di montare su una tavola da surf e cavalcare l'onda d'urto dei blog per monetizzare la propria attività. Sono nate syndacation di blog tematici, strutturati in chiave professionale che però dello spirito iniziale di un blog conservano ben poco. Probabilmente solo la parola "blog" nell'url. Questi siti infatti, al di là dell'aspetto grafico e della possibilità di inserire commenti sulle news, si presentano più come portali tematici, verticali, dei "vortal". Si tratta in molti casi di vere e proprie redazioni giornalistiche che hanno deciso di impiantare un nuovo sito costruendolo sulla falsariga di un blog. Un'abile scelta commerciale e non certo discutibile dal punto di vista etico. Perché in molti casi i siti suddetti fanno davvero un bel lavoro, offrono un'informazione di qualità. Lo dimostra il fatto - storico - che questa settimana negli Stati Uniti la Pluck Corporation ha presentato BlogBurst, una syndication che raccoglie 600 blog e che fornirà contenuti ad alcuni tra i maggiori quotidiani americani, tra cui il Washington Post e il San Francisco Chronicle.

Solo un'obiezione: i blog che sono appena nati o nasceranno nei prossimi mesi per fornire informazioni settoriali al pubblico (compresi giornalisti e organi di informazione) non sono in realtà dei diari elettronici. Nè possiamo credere che siano tedofori che portano a spasso il messaggio del popolo di Internet. I primi e veri blog - i diari online per intenderci - incarnano il concetto che dopo i primi anni di transizione e di adattamento al nuovo medium, il popolo dei webnauti ha preso realmente coscienza del mezzo e cerca di riscriverlo, dal basso. I blog della nuova era - i vortal per essere più precisi - sono invece giornali come altri che stringono accordi con altri giornali, una sorta di simulacro cybernetico delle vecchie agenzie di stampa. Nascono per far informare e per far soldi, e portano un vestito che non è il loro, e che gli sta sicuramente largo.

venerdì, marzo 24, 2006

Politiche

Dopo aver riflettuto un po', dopo aver visto il duello in Tv tra Prodi e Berlusconi, dove aver letto il passato nebuloso di Prodi all'Iri, dopo aver visto lo scatto del Berlusconi in versione "Zoppas li fa e nessuno li distrugge" su Della Valle, dopo aver letto la recensione del film di Nanni Moretti (che già dal nome "Il Caimano" profonde stanchezza) sono arrivato alla mia conclusione: non voterò il 9 aprile.

E da oggi mi autoiscrivo al partito degli "Indecisi convinti"..

venerdì, marzo 17, 2006

Landissimo

Se ogni tanto si riunisce un combriccola di amici, scalmanati e con poco criterio nella zucca, possono accadere anche queste clamorose "svirgolate"...
A tutti i colleghi, belli e brutti, ne prego l'ascolto.. (si consiglia l'utilizzo degli auricolari di @zeni per origliare i dettagli)

Se al termine dell'ascolto di questo podcast qualcuno dovesse sentirsi colpito dalle schiaccianti allusioni è invitato a presentarsi in via Alzaia Naviglio Grande o in alternativa a mandare due scagnozzi per picchiare un po' la banda del distretto 135. Ore pasti.

Per certo, da queste parti si conosce la legge e si sa (e si confida) che per il reato di "incetta di milanese stretto" non è prevista alcuna sanzione.

Buona notte

Sogno indiano

"Gli americani cercano la felicità attraverso il fare, gli europei attravero l'essere. Per gli americani la felicità è legata alla realizzazione personale, per la quale è rilevante il successo materiale; per gli europei, invece, sta nelle forza delle loro relazioni e nei legami con la comunità". La distinzione proposta da Jeremy Rifkin, tra sogno americano e sogno europeo, è in realtà per me un grande dubbio. Per scioglierlo ad ottobre parto per Mumbai.

lunedì, marzo 13, 2006

Amici di spessore

Amici dello sport e dello spettacolo ecco qui una telefonata che conoscete piuttosto bene in onore al più collega dei colleghi..

Giornalismo e poesia nello sport

"Kakà è un simbolo, è la certificazione che nello sport comanda l'imponderabile e gli sportivi sono dei pupi siciliani tirati dai fili del talento e della sorte".

Beppe Di Corrado, Il Foglio sabato 11 marzo

venerdì, marzo 10, 2006

Tra podcasting e tecnologie

Continuando a fare prove tecniche di registrazioni radiofoniche ecco la prima puntata di IT podcasting. Oltre a presentare le più importanti notizie hi-tech della giornata la trasmissione (6 minuti) vede la partecipazione di un ospite, Nicola Bruno, esperto hi-tech, collaboratore di ITnews.it e ispirato blogger del web.
Qui è possibile ascoltare il podcast..