giovedì, settembre 22, 2005

" Un buco nel Sole"

Oggi Repubblica e Corriere hanno aperto con la notizia del giorno, o della notte, a seconda dei punti di vista, vale a dire le dimissioni di Siniscalco. Mi chiedo, come è possibile che sul Sole, il principale quotidiano economico italiano, non sia comparso nemmeno un accenno sull'improvvisa uscita di scena del Ministro dell'Economia?

La risposta è scontata ma lascia cmq spazio a riflessioni. Il Sole ha fatto in questi anni della solidità e della correttezza verso i lettori un caposaldo conquistando per questo una credibilità senza pari nel variegato universo della carta stampata.

Il caso ha voluto però, ma non capita poi così raramente nel giornalismo, che Siniscalco abbia dato in anteprima la notizia a Repubblica. Il Corriere, tramite canali indiretti è riuscito a captare la cosa e si è buttato. Stessa cosa avrebbe potuto fare il Sole. Ma, dato che la notizia non era stata confermata da nessun organo ufficiale al momento della consegna alle tipografie dei giornali, il Sole ha scelto di ignorare i fatti scontando, difatti, poche ore più tardi uno dei più clamorosi buchi giornalistici della storia italiana.

Per difendere la credibilità, la testata di Confindustria è caduta nell'errore di non informare i propri lettori. Un'incapacità di rischiare derivata da una ingessatura istituzionale che il giornale si porta dietro da tempo. E questa volta, quando l'attacco era l'unica difesa possibile, il Sole ha perso un po' di credibilità.

Ma tanto, domani è un altro giorno.

lunedì, settembre 19, 2005

L'inutile "Resistenza" della Cina

Internet e Cina sono in guerra, fredda. Da un lato il più grande esempio di democrazia diretta globalizzata, dall’altro una nazione (grande quasi come un Continente) che di “democrazia” non vuole sentire parlare, né tantomeno permette che ne venga scritto. Una convivenza, difficile sì, ma ricca di opportunità. Per questo i numeri uno della Rete da tempo hanno messo gli occhi addosso alla tigre asiatica. E da tempo adattano il principio della democrazia diretta al totalitarismo di Pechino che, per quanto più aperta del passato (il Pil anche quest’anno crescerà del 9% soprattutto grazie alle esportazioni) applica ancora una rigida scure governativa sulla comunicazione. Nella filosofia del compromesso chi ne esce sconfitto, però, sono proprio i grandi nomi di Internet. Come Yahoo!, giudicato dal New York Times una spia orientale.

Sono stati infatti i piani alti del portalone a consegnare alle autorità cinesi il nome d un giornalista di 37 anni, Shi Tao, che è stato condannato a dieci di anni di prigione. Reo di aver inviato un’email ad un amico americano contenente il testo del diktat governativo ai mass media di vietare rievocazioni del massacro di Tienanmen del 4 giugno del 1.989. Finito nelle maglie della Rete, il documento è divenuto pubblico. E non poteva che essere così perché è questa la legge di Internet. Un passo falso, secondo Pechino, che è costato caro al giornalista “antisistema” che non ha potuto nemmeno essere difeso da un avvocato.

Questa volta la democrazia diretta ha perso. Ma la sensazione è che ormai la freccia è stata scoccata e, prima o poi, giungerà al suo bersaglio. E’ solo questione di tempo. Un’inutile resistenza. Anche alla Cina toccherà arrendersi democraticamente alla democrazia del web.

Amore in un marsupio

L'altro giorno leggevo un libro di Dostojeski, nella versione di uno scrittore innamorato...
Ecco qui un estratto...


Non devo dirle che è la più bella ragazza che c'è.
Non devo dirle che per merito suo son tornato a provare emozioni che credevo
ormai morte
Non devo dirle che mi piacerebbe stare con lei.
Non devo dirle che adoro come scrive, la sua stranezza e la sua sensibilità.


Vorrei dirle che la mia testa è piena di complimenti per lei. Che è graziosa,
che è una donna. E che la desidero. Vorrei svegliarmi con i suoi occhi. Con i
suoi pazzi pensieri.

Glielo dirò, sì. Ho deciso. Non stasera, ma più tardi comincerà il tira e
molla. Personalità e umiltà. Croce e delizia. Nessun rimpianto. Lo devo a me stesso. Lei deve sapere. Mi sta troppo simpatica e per questo vorrei regalarle un complimento. Farle sapere che, essendo semplicemente se stessa ha conquistato qualcuno. Se gli dei vorranno si trasformerà in un bacio. Altrimenti mi conserverà nel suo marsupio. E io mi scrollerò il cuore. Che però, ora lo so, vive di nuovo.

martedì, settembre 13, 2005

Qual è il nostro algoritmo?

Numeri, numeri e numeri. Ogni giorno siamo bombardati di numeri. A ogni numero associamo un colore e a ogni colore un episodio della nostra vita. Per questo motivo la nostra esistenza è un cerchio a nove cifre elevate al massimo. La nostra vita è fatta di sfumature, di passioni e di quadretti.
Ognuno di noi segue così il suo algoritmo e scorre in un'infinita sequenza che siamo noi a scegliere, a comporre, con colpetti d'inconscio qua e là, pensieri al cartoccio, foglie che sanno di rugiada.

mercoledì, settembre 07, 2005

Un fucile a spada

Seven Sword è senza dubbio un bel film per gli amanti del genere. Duelli orignali, ben girati e costumi eccellenti. In questo eccesso di cura per i dettagli del regista Tsui Hark (che anche per questo motivo ha speso più che in qualsiasi altro film prodotto in Oriente) è sfuggito evidentemente un particolare, ma bello grosso.

Il film è ambientato in Cina, nel 1.600 d.c., quando la nazione è dominata dai Ching che, sotto l’avido controllo del Principe Dokado, hanno emesso un editto che vieta a chiunque di praticare arti marziali.

Com'è possibile che il cavallo di uno dei cavalieri delle sette spade si chiami "Fucile"? Il primo fucile (ad ago) è stato inventato infatti nel 1.836.

Scoperto l'inghippo, ho provato a chiamare Tsui Hark ma il suo ufficio stampa mi ha detto che per i prossimi tre mesi non rilascerà interviste su altre armi. Potrebbe essere controproducente per la campagna pubblicitaria del suo film.
Sarà...